Lunedì, 08 Settembre 2014 

Cosa succede quando un’industria progetta un prodotto o un imballaggio senza pensare a tutto il ciclo di vita di quel prodotto, quindi anche dopo essere stato consumato? Succede quello che ha fatto PepsiCo cambiando look a una delle sue bevande più famose, il Gatorade.

La nuova bottiglia Gatorade “Kenny” da 500 ml in PET, riprogettata sotto il profilo ergonomico per garantire una migliore fruibilità durante la pratica sportiva costituisce un serio problema dal punto di vista del riciclo. E questo a causa dell’etichetta coprente. Gli impianti selezione dei rifiuti già differenziati dai cittadini, funzionano infatti attraverso una serie di lettori ottici che nel caso delle plastiche leggono il tipo di polimero e il colore, separando gli imballaggi e consentendo un successivo riciclo. Nel caso di questa nuova bottiglia Gatorade però, il lettore ottico legge ovviamente l’etichetta coprente, e non essendo pet, indirizza l’intera bottiglia tra le plastiche miste. In questo modo si spreca un materiale di valore come il pet, che potrebbe essere facilmente riciclabile. Invece la bottiglia finisce nel plasmix che generalmente è destinato a recupero energetico. In Toscana dove invece il plasmix viene riciclato da Revet Recycling sorge però un’altra difficoltà: il pet residuo della selezione deve essere scartato perché non compatibile con il riciclo degli altri polimeri presenti in misura maggiore, cioè il pp e il pe.

http://www.revet.com/news/gatorade-quando-il-marketing-non-aiuta-il-riciclo/