da Lettera a una professoressa – Scuola di Barbiana - 1967


“Né cattedra né lavagna né banchi solo grandi tavoli intorno a cui si faceva scuola ...
Si faceva fatica ad accorgersi che uno era un po’ più grande e insegnava.”


“D'ogni libro c'era una copia sola. I ragazzi gli si stringevano sopra.”


“La vita era dura anche lassù. ... Però chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui. Finché non aveva capito, gli altri non
andavano avanti.”


“L’anno dopo ero maestro. Cioè lo ero tre mezze giornate la settimana. Insegnavo geografia, matematica e francese a prima media. ... Se sbagliavo qualcosa poco male. ... Si cercava insieme. Le ore passavano serene senza paura e senza soggezione. Lei non sa fare scuola come me.”


“Poi insegnando imparavo tante cose.”


“... a scuola si va per imparare e ... andarci è un privilegio”


“Il maestro per loro era dall’altra parte della barricata e conveniva ingannarlo. Cercavano perfino di copiarlo. Gli ci volle del tempo per capire che non c’era registro.”


“Così è stato il nostro primo incontro con voi. Attraverso i ragazzi che non volete. L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile.”


“Gli esami vanno aboliti. Ma se li fate, siate almeno leali. Le difficoltà vanno messe in percentuale di quelle della vita.”


“Senza nemmeno accorgermene ho imparato prima le cose utili e frequenti.”


“I vostri ragazzi parevano pozzi di cultura francese. Per esempio parlavano con sicurezza dei castelli della Loira. Più tardi si seppe che avevano fatto soltanto quello in tutto l’anno. ... Eppure lo sapete voi e lui che quel francese non può servire a nulla. E allora per chi lo fate ? Voi per l’ispettore. Lui per il provveditore. E lui per il ministro. E’ l’aspetto più sconcertante della vostra scuola: vive fine a se stessa.”


“Anche il fine dei vostri ragazzi è un mistero. Forse non esiste, forse è volgare. Giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano, Lingue, storia, scienze, tutto diventa voto e null’altro. Dietro a quei fogli di carta c’è solo l’interesse individuale. Il diploma è quattrini. ... Per studiare bene nelle vostre scuole bisognerebbe essere già arrivisti a 12 anni. A 12 anni gli arrivisti sono pochi. Tant’è vero che la maggioranza dei vostri ragazzi odia la scuola.”


“La storia di questo mezzo secolo era quella che sapevo meglio. ... Poi sapevo bene la storia in cui vivo io. Cioè il giornale che a Barbiana leggevamo, ogni giorno, a alta voce, di cima a fondo.”


“... non c’è nulla sul giornale che serva ai vostri esami. E’ la riprova che c’è poco nella vostra scuola che serva nella vita.”


“Quando la scuola è poca il programma va fatto badando solo alle urgenze.”


“Le maestre son come i preti e le puttane. Si innamorano alla svelta delle creature. Se poi le perdono non hanno tempo di piangere. Il mondo è una famiglia immensa. C’è tante altre creature da servire.”


“La più accanita protestava che non aveva mai cercato e mai avuto notizie sulle famiglie dei ragazzi:” Se un compito è da quattro io gli do quattro”. E non capiva, poveretta, che era proprio di questo che era accusata. Perché non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali.”


“Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri.... Allora è più onesto dire che tutti i ragazzi nascono eguali e se in seguito non lo sono più, è colpa nostra e dobbiamo rimediare.”


“Ci sono dei professori che fanno ripetizioni a pagamento. Invece di rimuovere gli ostacoli, lavorano a aumentare le differenze. La mattina sono pagati da noi per fare scuola eguale per tutti. La sera prendono denaro dai più ricchi per fare scuola diversa ai signorini. A giugno, a spese nostre, siedono in tribunale e giudicano le differenze.”


“La cultura vera, quella che ancora non ha posseduto nessun uomo, è fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola. Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose.”