Prima o poi incontreremo forme di vita extraterrestri, ne son quasi certo. Quando verrà il momento, se ancora avremo le strisce pedonali, credo che queste potranno essere un ottimo luogo per far capire quale sia la vera natura dell'italiano medio ai nostri visitatori. Da bambino i miei genitori mi hanno insegnato che, se si voleva attraversare in sicurezza una strada, la cosa migliore era quella di cercare le strisce ed usarle, perché si riteneva fossero lontane dalle insidie, anche mortali, del traffico. Ora, in tutta onestà, ai miei figli non posso più dare questa certezza: dico loro di attraversare, preferibilmente sulle strisce, ma sempre con occhio estremamente vigile, quasi dovessero guadare a nuoto un fiume infestato da alligatori, voracissimi di carne umana. E lo dico a ragion veduta. Quando attraverso sulle strisce devo prima capire se l'auto che sopraggiunge ha l'intenzione di fermarsi, infatti non è per nulla scontato che il conducente stia pensando di farlo, anzi, spesso, alla vista del pedone l'auto accelera, quasi a dimostrare il suo presunto diritto a passare comunque per prima, costi quel che costi. Quando qualcuno, sempre più di rado, si ricorda invece che il diritto è il mio ed è semplicemente quello di attraversare in sicurezza e che il suo preciso dovere è fermarsi in tempo, mi sento in dovere, io questa volta, di dare almeno un cenno di riconoscenza a chi ancora si ricorda di queste semplici regole di civiltà, che sembrano non far più parte del patrimonio comune, in cui diritti e doveri sono sempre più confusi e sfumati, al punto che diventano un optional, un accessorio che può esserci oppure no, tanto fa lo stesso.